Gatti che attraversano la strada

Gatti che attraversano la strada
E' uscito "Gatti che attraversano la strada", il mio primo libro di poesie

martedì 1 agosto 2017

"Coltivando parole" - Laboratorio artigianale di poesia postmoderna

Giocare con le parole, dar loro voce e lasciarle libere di esprimersi, non gravarle con il peso dell'ego del poeta. Uscire dal vecchio cliché della poesia che deve esprimere l'interiorità dell'autore: imparare a farsi da parte, a lasciare che sia il linguaggio a dire se stesso. Ma soprattutto, divertirsi. Divertirsi come bambini che fanno castelli di sabbia, che danno forma alla plastilina. Non avere paura di sporcarsi le mani con le parole.

Questo è ciò che cercheremo di fare insieme, negli spazi accoglienti e di grande ispirazione di Orto Pia, azienda agricola nelle campagne di San Sperate: dare vita a una poesia nuova, attuale e originale, con un approccio da artigiani in cui il poeta mette le sue doti tecniche, la sua creatività e il suo corpo al servizio dell'opera, non viceversa.

Il laboratorio si articolerà in due sessioni, ciascuna di circa due ore, che si terranno ad una settimana di distanza l'una dall'altra. Nella prima sessione discuteremo gli sviluppi storici della poesia in lingua italiana, in particolare nel passaggio dal Novecento al secolo attuale, ed analizzeremo le tecniche e gli strumenti che ci consentono di comporre l'opera. Nella seconda sessione, valuteremo gli elaborati prodotti dai partecipanti e daremo vita ad un esperimento di scrittura collettiva.

Il laboratorio sarà animato da Giuseppe Mereu, poeta-performer molto noto sulla scena locale e non solo, e si terrà nella prima metà di settembre; le date e gli orari saranno decisi insieme ai partecipanti.

Per informazioni sui costi, indicazioni stradali e ogni altra richiesta, scrivere a mayaodv@gmail.com oppure contattarci al 3407808014

venerdì 14 luglio 2017

PITHECANTHROPUS REX

In occasione della rassegna STREET BOOKS 2017 il MAY MASK, in collaborazione con MIELEAMARO Il Circolo dei lettori presenta la mostra pittorica UNDERGROUND di Fabrizio Acciaro.

Inaugurazione Sabato 15 luglio ore 19:00 a Dolianova presso la Torre dell'Acqua

Nel corso del vernissage andrà in scena la performance
PITHECANTHROPUS REX
Testi: Giuseppe Mereu
In scena: Giuseppe Mereu (con il contributo di Rosa Pes)

La performance avrà inizio dopo le 20:30, non appena le condizioni di illuminazione lo consentiranno, e terminerà tassativamente entro le 21:30.

PITHECANTHROPUS REX è una performance in versi, segni ed espressione corporea che, partendo dai quadri e dalle sculture della mostra UNDERGROUND di Fabrizio Acciaro, mette in scena un futuro distopico, ignorato e sottovalutato dai più, che ha finito per diventare presente. PITHECANTHROPUS REX è il re delle scimmie, il grado massimo dell'evoluzione: l'uomo che ha scalato la piramide alimentare, arrivando ad inventare ogni sorta di autogiustificazione fideistica (Dio, la scienza, la democrazia) per mettersi in pace la coscienza davanti all'uso brutale ed arbitrario del proprio potere. PITHECANTHROPUS REX si propone di porre l'uomo occidentale del Nuovo Millennio, il dominatore che si fa schiavo del lavoro e dell'economia, davanti a se stesso, nella triplice veste di imputato, giudice ed esecutore; affinché decida se premere il grilletto o salvarsi.

UNDERGROUND. Un’interpretazione distopica di una società - non molto lontana dal nostro tempo - devastata dall’indifferenza, dall’oscurantismo mascherato da progresso, mentre è in atto la ricerca della verità partendo dal sottosuolo.
Se in superfice la città mostra il ricordo di quello che è stato, sottoterra si lotta per la sopravvivenza. Tanti sono gli archetipi umani – e non - che si ritrovano e si incontrano nelle tele. A condurci in questo viaggio verso la luce, un uomo senza nome e dal volto quasi anonimo, accompagnato da una donna di cui non scorgiamo mai i tratti. Tra la preclusione alla conoscenza che cresce sino a diventare un colosso mostruoso e l’omologazione violenta e spersonalizzante, emerge un’unica certezza: il dilemma della natura umana e la sua propensione al bene e al male.

FABRIZIO ACCIARO
Nato a Cagliari nel luglio del 1981, si iscrive al liceo artistico guidato dalla passione per il disegno.
Colori e figure invadono la sua vita e nel 1999 si diploma in arte figurata, ornata e pittura a olio. In seguito si dedica allo studio dell’informatica, intraprendendo la strada della docenza.
Creando il connubio perfetto con l’arte, scopre la grafica e le sue potenzialità, utilizzando programmi di editing, fotomontaggio e piattaforme per modelli tridimensionali.
Il ritorno alla pittura avviene solo nel 2012, ritrovando l’amore per gli oli e la narrazione attraverso la tela, la scultura e il disegno a carboncino.


Torre dell'Acqua, via Diaz snc, Dolianova
Info: May Mask, via Giardini 149/A, Cagliari
Tel. 334 1853714 (Massimiliano Murru) - E-mail associazione.maymask@gmail.com

mercoledì 21 giugno 2017

Sottomondo

Se cammini nella notte ad occhi chiusi
stando ben attenta a dove metti i piedi,
potresti di colpo scoprire, precipitando
attraverso fauci d’asfalto che si spalanca
e t’inghiotte, la via che porta alla liberazione
dalla luce del giorno, dalla superficie delle cose
così nitida e brillante da non poterla tollerare –
grate, tombini e condotti d’aerazione
nascondono i passaggi segreti che conducono
al mondo sotterraneo, il pianeta capovolto
dove ogni cosa ti appare per il suo giusto verso,
ottica realtà speculare a un’illusione abituale –
non è il peggio che ti possa capitare, aprire gli occhi
e vedere ciò che normalmente è nascosto
sotto strati di terreno e tubature, vecchie ossa
e reperti archeologici, ordigni inesplosi
di bombardamenti caduti in prescrizione –
qui si danno appuntamento alligatori
a fine carriera, scaricati nelle fogne
senza tanti complimenti per far spazio
a nuove specie animali di tendenza,
con alieni sopravvissuti ad atterraggi di fortuna
e scampati alla vivisezione in laboratori segreti –
qui gli dei di plastica hanno il loro Olimpo
in cima a una montagna di lattine,
bidoni, bottiglie, barattoli, flaconi, tubetti
e altri rifiuti del mondo di sopra, vestigia
di una civiltà che non vuole rassegnarsi
all’estinzione e semina la terra con oggetti
sperando che germoglino e si moltiplichino,
che diano frutti per la prossima generazione –
qui compromessi risplendono nelle celesti catacombe,
perché niente che sia puro può sopportare la pressione
e le polluzioni tossiche del vivere sottoterra,
qui l’umanità postatomica aspetta
che arrivi il momento della riscossa –
formica solitaria tra le rovine d’Europa
in vendita al miglior offerente, sei cresciuta
tra odio, indifferenza e una libertà
da pagare in moneta sonante –
fuggita dai reticolati, dal filo spinato
elettrificato per fermare i sogni ai confini,
hai attraversato senza diritto di cittadinanza
le epoche e le nazioni, in cerca di un rifugio –
la fabbrica dei feti in scatola sforna
repliche perfette del modello standard
del colore e delle dimensioni richieste,
i più adatti a svolgere le mansioni previste –
cervelli cotti al microonde, ancora fumanti
sono inseriti dentro crani ad apertura facilitata
per sfamare la creatura dominante,
il re delle scimmie antropomorfe
che si nutre di paure e furori,
che distrugge il trono su cui siede –
i postumani s’inebriano inalando gas nervini:
sono pronti per la battaglia finale,
per conquistare i cieli su un autobus scassato
impugnando armi spuntate, riciclate
da attrezzi da giardinaggio e posate –
alligatori ed alieni imperturbabili
osservano, con indosso ali d’angelo,
che un’altra apocalisse abbia inizio.

mercoledì 14 giugno 2017

Mondo cannibale

E’ un mondo cannibale, cavernicoli
in giacca e cravatta decidono
il destino della specie umana
seduti dietro enormi scrivanie
all’ultimo piano di palafitte
dotate di ascensori supersonici –
scienziati tribali progettano
viaggi spaziali a bordo di razzi
in alabastro ed ebano, alimentati
da alambicchi a petrolio e pietre
focaie di ultima generazione –
per conquistare il futuro a colpi
di lance e bastoni, le selci
rudemente affilate lacerano
il tessuto spaziotemporale
come tenera carne indifesa –
l’orizzonte degli eventi osserva
il turno settimanale di riposo:
nessun sacrificio sarà celebrato
sugli altari e nelle fabbriche
dove si immolano ai macchinari
gli anni migliori del nostro tempo,
dove si adorano le divinità
del lavoro e della puntualità,
dove la dinamo inarrestabile
del progresso genera meraviglie
e stregonerie per divertire
i padroni del fuoco e degli uomini –
ingraziarsi gli dei della produzione
richiede crudeli riti di iniziazione,
automutilazioni cerimoniali
della persona, amputazioni
dei pensieri e della volontà,
circoncisioni della dignità
con strumenti rudimentali
e dolorosi, eppure ineccepibili
nell’imporre la fede, il logo
aziendale marchiato sulla pelle –
cacciatori di teste perlustrano
i confini della notte nel turno
di guardia alle urne elettorali,
reliquie di un culto antico
che ancora sopravvive
nella superstizione popolare,
l’illusione di poter controllare
il cambiamento, l’avanzata
inesorabile delle orde del tempo –
le avanguardie illuminano la via
verso il nulla, il traguardo
dell’umano cammino –
il grado massimo dell’evoluzione:
abbrutirsi davanti alla televisione,
la catarsi definitiva sul divano
prima di andare a dormire,
le immagini che invocano
l’odio per l’infedele e il disertore,
la spia, il portatore di sventura
ed epidemia, di malasorte –
l’emissario di morte e ogni altra cosa
sconosciuta e spaventosa,
il messaggero del diluvio universale –
dell’era glaciale che prepariamo
per spazzarci via, per cancellare
le tracce del nostro passaggio,
per occultare le prove del misfatto –
la seduzione dell’autodistruzione
ci guida alla purificazione
planetaria, la prassi collaudata
di massacri millenari garantisce
la riuscita dell’operazione –
di noi non resteranno che fossili
a forma di lombrico.

venerdì 9 giugno 2017

Nella bolla

Non ti sento –
nella bolla
dentro il lago
di parole
niente arriva,
solo silenzio,
gesti spastici
e boccheggiare
di pesci stupidi
e variopinti –
non parlarmi,
non guardarmi,
non ascoltare,
non fraintendere,
non respingere,
non origliare –
non ho niente
per te, né frasi
consolatorie,
né citazioni
da mandare
a memoria
o consigli
per alleviarti
la coscienza –
lasciami
rimbalzare,
galleggiare,
ondeggiare,
dondolare
lentamente
sul flusso
del respiro,
assaporare
particelle
microscopiche
di ossigeno
sfuggite
al controllo –
è infinita
quest’acqua
che circonda
ed avvolge,
che ricopre
e restringe,
che soffoca
e schiaccia? –
non lasciarmi
a precipitare
nello sprofondo;
dimmi del mondo
come diresti
a te stesso,
senza suono,
né inganno.

mercoledì 31 maggio 2017

PITheCAnThroPUS ReX

PITHECANTHROPUS REX è una performance in versi, segni ed espressione corporea che, partendo dai quadri e dalle sculture della mostra UNDERGROUND di Fabrizio Acciaro, mette in scena un futuro distopico, ignorato e sottovalutato dai più, che ha finito per diventare presente. PITHECANTHROPUS REX è il re delle scimmie, il grado massimo dell'evoluzione: l'uomo che ha scalato la piramide alimentare, arrivando ad inventare ogni sorta di autogiustificazione fideistica (Dio, la scienza, la democrazia) per mettersi in pace la coscienza davanti all'uso brutale ed arbitrario del proprio potere. PITHECANTHROPUS REX si propone di porre l'uomo occidentale del Nuovo Millennio, il dominatore che si fa schiavo del lavoro e dell'economia, davanti a se stesso, nella triplice veste di imputato, giudice ed esecutore; affinché decida se premere il grilletto o salvarsi.

Testi: Giuseppe Mereu
In scena: Giuseppe Mereu (con il contributo di Rosa Pes)

PITHECANTHROPUS REX si terrà l'8 giugno alle 21:00 al May Mask, a Cagliari, in via Giardini 149. Al termine della performance verrà offerto un piccolo aperitivo.

giovedì 11 maggio 2017

Cagliari Monumenti Aperti

In occasione della manifestazione Cagliari Monumenti Aperti, l’associazione culturale Il Grimorio delle Arti presenta alcune tra le voci più significative della poesia italiana e locale. Monumenti e parola poetica dialogheranno per amplificare le suggestioni del visitatore e regalarci momenti di canto e incanto. Il canto della poesia, l’incanto dei luoghi. Poeti: Alessandra Racca, Rita Pacilio, Cinzia Marulli, Silvia Bre, Maria Grazia Calandrone, Antonio Riccardi, Marco Bini, Roberto Cescon, Alessandra Fanti, Valentina Neri, Gavino Angius, Giuseppe Mereu, Giuseppe Boy.

Orari e luoghi delle performance

SABATO 13 MAGGIO
📍 Cripta di Santa Restituta, ore 12.00 e ore 18.00
📍 Chiesa di Santa Maria del Monte, ore 12.00 e ore 18.00 
📍 Cimitero Monumentale di Bonaria, ore 12.00 e ore 18.00

DOMENICA 14 MAGGIO
📍 Cripta di Santa Restituta, ore 12.00 e ore 18.00
📍 Chiesa di Santa Maria del Monte, ore 12.00 e ore 18.00 
📍 Cimitero Monumentale di Bonaria, ore 12.00
📍 Cripta del Santo Sepolcro, ore 17.30

Io leggerò sabato 13, alle 12:00 nella Chiesa di Santa Maria del Monte e alle 18:00 nel Cimitero monumentale di Bonaria.

sabato 29 aprile 2017

Primavera 3.0

Elicotteri in assetto antisommossa
pattugliano il panorama di un addio
a finestre rassegnate, a tetti spalancati
in uno sbadiglio che trascina il suo stupore
da settant’anni, da quando ha avuto inizio
un brindisi alla perduta memoria
che dura tuttora e ha attraversato indenne
le mode, i governi e le generazioni –
spettri elettromagnetici, eventi tellurici
mettono alla prova la capacità
di adattamento alla nuova abitudine –
ecco il paese dei manganelli,
dove si muore di nostalgia
o per tradizione, oppure
si sopravvive per mancanza di scelta,
di un luogo consono, eventualmente,
ad una sosta in seconda fila,
appena per il tempo di un caffè,
di una sveltina in mezzo al traffico
corretta con pezzi da cinquanta
per sostenere l’economia del sottobanco -
“bella bestia, hai qualcosa per me?”
cuori di bue in salamoia per la mia bella,
qualcosa di cui non deve sapere,
qualcosa su cui poter fingere
di non sentirsi complice quando
chiude gli occhi per guardarsi intorno,
per continuare a credere
alle storie che si racconta –
navi mercantili sbarcano carichi
di carne umana da assoggettare
alla propaganda, da schiavizzare
sulle televisioni, da incatenare
nelle piazze bene in vista affinché
nessuno possa più sentirsi umano,
affinché nessuno si sogni di scappare –
le strade rigurgitano paure scatenate,
aizzate come cani da combattimento
dopo settimane di digiuno e botte,
bestie inselvatichite pronte
ad azzannare per un pezzo di pane,
per poche maledette monete,
per il posto migliore da dove
veder passare l’abbondanza –
chioschi di giornali vestiti a festa
celebrano l’entrata in guerra
contro i poveri, gli sfigati e i miscredenti,
contro i cambiamenti di stati ed equilibri,
contro i pericoli delle evoluzioni
a corpo libero e senza protezioni
dell’avanguardia darwiniana che invano
precede, senza alcun seguito –
santi numi del lunario nazionale,
calciatori, cantautori e celebrità
irrisorie, titolari di festività
appositamente istituite
cui votarsi alla bisogna,
difensori della fede nell’ignoranza
e nell’ipocrisia, nei secoli dei secoli
proteggete il vostro popolo dalla libertà,
dal buon senso e dalla responsabilità,
dalla logica e dalla giustizia,
affinché abbia ogni giorno di che lamentarsi –
fuori tutti e noi chiusi dentro a sbranarci
per solitudine o per diletto, per il sollazzo
di chi tiene la cassa e conta il profitto,
di chi stacca i biglietti all’ingresso,
di chi apparecchia diffusioni via etere
in alta definizione quadrifonica,
esperienza iperrealistica
a totale immersione solo
nei salotti più esclusivi –
la primavera è tra noi, avanza non vista;
ignorata dai più, avviluppa nuove radici
per soppiantare le vecchie avvizzite,
preparando un ritorno in grande stile
tra le evoluzioni dei giropizza,
nelle giravolte dei saltimbanchi,
sui banchetti dei ciarlatani
che spacciano pistole cariche
e deliri di onnipotenza –
i germogli appena spuntati
sono già avviati a marcire
come è giusto che sia, aridi e sterili
retaggi del passato peggiore
che ritorna ad ogni nuova stagione –
ad ogni nuova preda, possesso, spreco,
l’inferno sopra di noi e quaggiù
qualcosa di peggio, il supplizio
di possedere tutto il superfluo
e mancare di tutto il necessario.

giovedì 20 aprile 2017

Senza titolo

I cani con i capelli al vento
si godono la libertà
incuranti del guinzaglio
con cui i loro padroni
sono legati alla loro
condizione di padroni,
senza possibilità di scelta
se non quella di farsi
trascinare fuori casa
all’ora prestabilita
per la pisciata serale.